Storia

Menzionata per la prima volta nel 1009, la Lituania crebbe fino a diventare un’importante nazione durante il periodo medioevale.

Il Granducato di Lituania fu un granducato indipendente e multietnico che si estendeva per gran parte dell’Europa orientale. Spesso disgregandosi in vari principati, ebbe periodi di unificazione sotto Mindaugas (primo ed unico re di Lituania), Gediminas ed infine e definitivamente sotto Jogaila.

La Confederazione Polacco-Lituana nel XIV secolo fu cristianizzata in seguito al matrimonio del granduca Jogaila e della regina Edvige di Polonia e la conseguente unione personale delle due corone.

L’unione delle due corone si trasformò in confederazione con il trattato di Lublino nel 1569 assumendo il nome di Rzeczpospolita (“Repubblica”) e successivamente quello di Rzeczpospolita Oboiga Narodow (“Repubblica dei Due Popoli”) formando così la Confederazione polacco-lituana.

I due paesi rimasero uniti fino alla spartizione della Polonia nel 1795, quando la Lituania fu annessa all’Impero russo.

Con il trattato di Brest-Litovsk, nel febbraio 1918, in seguito alla Rivoluzione Russa, su pressioni tedesche si dichiarò indipendente. Il 4 aprile 1919 dopo la fine della prima guerra mondiale si costituì in repubblica. Il nuovo stato rifiutò l’ipotesi di ristabilire l’unione con la Polonia.

In seguito ci furono dispute territoriali in merito alla capitale Vilnius, che passò alla Polonia ed alla città di Klaipėda, che i tedeschi ottennero nel 1938 dopo un ultimatum. Nel 1926 era salito al potere un regime dittatoriale.

Nel 1940, durante la seconda guerra mondiale, il paese, in base al patto Molotov-Ribbentrop del 1939, fu assegnato alla sfera tedesca ma dopo pochi mesi, in cambio di una maggior porzione del territorio della Polonia occupata dall’Unione Sovietica, la Lituania fu assegnata all’Unione Sovietica, che occupò il paese, fondando la Repubblica socialista sovietica lituana.

Furono istituite nuove strutture politiche ed economiche secondo il modello comunista, affidate a un partito comunista lituano sottoposto al ferreo controllo di Mosca. Vennero collettivizzate le terre coltivabili, mentre venivano fondati grandi complessi industriali e molti contadini venivano costretti a stabilirsi nei centri urbani.

I Russi provvidero a una sistematica politica di spersonalizzazione del popolo lituano: ogni manifestazione esteriore dell’identità culturale lituana venne proibita, mentre il patrimonio artistico venne duramente depauperato (molte chiese, simbolo della devozione popolare lituana al cristianesimo cattolico, vennero chiuse o spogliate delle loro opere d’arte o distrutte).

Inoltre si verificò una massiccia colonizzazione russa e i coloni russi inviati in Lituania, ovviamente, costituirono il nucleo dominante delle strutture politico–economiche comuniste lituane. Il popolo lituano, orgoglioso delle proprie secolari radici culturali e storiche e della propria forte fede cattolica, tentò di opporsi al dominio russo.

Il 22 giugno 1941 Adolf Hitler diede il via all’Operazione Barbarossa. La Lituania fu travolta dall’attacco tedesco, la regione comprendeva circa 2 milioni di abitanti di etnia autoctona e circa 250.000 persone di etnia ebraica, che nei secoli si erano integrati nel tessuto sociale ed economico del paese. Vilnius fu una delle prime città, ormai sotto l’occupazione sovietica, ad essere conquistate: il 24 giugno 1941, le prime unità della Wehrmacht entrarono nella città.

Nello stesso giorno, i tedeschi entrarono anche a Kaunas, da cui l’Armata Rossa si era ritirata il giorno precedente. Appena giunti, i tedeschi scatenarono subito il proprio odio razziale nei confronti degli ebrei.

Sui muri delle case apparve questa ordinanza: « Agli ebrei è vietato l’uso del telefono. Agli ebrei è proibito servirsi del treno. Agli ebrei è vietato l’accesso ai locali pubblici. Agli ebrei è fatto obbligo di consegnare i loro apparecchi radio. Gli ebrei sono banditi dall’università.»

Ai tedeschi si unirono una sorta di partigiani lituani che rivendicavano l’autonomia del paese baltico dall’URSS, che si accanirono al pari dei tedeschi nei confronti degli ebrei guidati da Algirdas Jonas Klimaitis, tra il 25 e il 27 giugno i nazionalisti lituani si macchiarono a Kaunas di alcune delle azioni più violente e brutali di tutta della Shoah.

A Ponary (oggi un quartiere occidentale di Vilnius\Vilna) dal luglio ’41 sino al ’44 le truppe ausiliarie lituane, reclutate tra i volontari collaborazionisti lituani – le Ypatingasis būrys (nome originale lituano della formazione), sotto sovrintendenza tedesca, massacrarono, in fucilazioni di massa, circa 100 000 persone, di cui 60 o 70 000 erano ebrei, circa 20 000 erano esponenti della classe dirigente polacca. Le rimanenti vittime finirono a Ponary in quanto accusate di comunismo. Viceversa molti lituani invece rischiarono la vita o furono uccisi nel tentativo di aiutare gli ebrei come la dottoressa Elena Kutorgene-Buivydaite (proclamata nel dopoguerra Giusto tra le Nazioni) che mise a repentaglio la sua stessa vita per salvare molti ebrei.

Il 15 agosto 1941, i nazisti istituirono il ghetto di Kaunas: situato nel quartiere detto Slobodka, ospitava circa 32.000 prigionieri. Il 6 settembre 1941, venne istituito un ghetto anche a Vilnius. Inizialmente, gli ebrei furono dislocati in due quartieri, chiamati rispettivamente Ghetto I e Ghetto II. Il primo conteneva circa 30 000 persone, mentre il secondo ne racchiudeva circa 10.000.

Durante l’occupazione tedesca, perirono circa 200.000 ebrei in parte fucilati e in parte uccisi nelle camere a gas dei campi di concentramento. Alla liberazione dai nazisti da parte dell’Armata Rossa centomila residenti di Vilnius, un terzo della popolazione della capitale, per la maggior parte ebrei, erano stati uccisi. Vilnius prima della guerra era detta la «Gerusalemme di Lituania» e si era trasformata in uno dei più importanti centri di cultura ebraica nel mondo. Anche tra i lituani non ebrei furono migliaia le uccisioni e decine di migliaia di giovani furono deportati in Germania per lavorare.

Dal 1945 al 1956, nelle campagne e nei boschi, piccole bande armate di partigiani, aiutate dai contadini lituani, proseguirono un’accanita ed eroica guerriglia contro le truppe regolari russe che occupavano il loro paese. Ciò assunse l’aspetto di un autentico movimento di resistenza per l’indipendenza lituana contro la presenza straniera. Ma la repressione feroce dei sovietici stroncò questo disperato tentativo di resistenza, uccidendo e deportando migliaia di persone nei gulag siberiani. Il processo di “genocidio” culturale messo in atto dai russi sovietici proseguì senza sosta annientando ogni possibile opposizione.

In questo periodo ebbe un ruolo notevole il KGB, la polizia politica segreta sovietica, che continuò la sua attività fino al crollo dell’URSS nel 1991. Migliaia di cittadini lituani, sospetti alle autorità russe di voler l’indipendenza della Lituania, venivano schedati e controllati dalla polizia segreta che provvedeva ad arrestarli e ad internarli nelle sue prigioni segrete nel centro di Vilnius.

In seguito alle torture, alle esecuzioni e alle deportazioni in Siberia inflitte ai sospetti anticomunisti dal KGB, centinaia di intellettuali, ecclesiastici cattolici, funzionari e giovani studenti lituani sparirono; i russi avevano in tal modo decimato l’élite dirigente lituana, facilitando la loro egemonia sul paese.

Con l’inizio della glasnost l’11 marzo 1990, la RSS Lituana fu la prima repubblica baltica, occupata dai sovietici, a ritornare indipendente. Le truppe sovietiche tentarono di reprimere la ribellione, ma alla fine dovettero cedere.

L’indipendenza lituana non venne ufficialmente riconosciuta sino al settembre 1991 (dopo il fallito colpo di stato di Mosca). L’ultimo battaglione sovietico lasciò il Paese nel 1993.

Il 29 marzo 2004 la Lituania è entrata a far parte della NATO.
Relazioni con l’Unione Europea

Il 12 giugno 1995 la Lituania firma l’accordo di associazione con la Comunità Europea ed i suoi stati membri
L’8 dicembre 1995 presenta la domanda di adesione.
Il 1º febbraio 1998 entra in vigore l’accordo di associazione.
Il 10 dicembre 1998 apre i negoziati d’adesione, terminati il 13 dicembre 2002 a Copenaghen durante il Consiglio europeo.
Il 14 aprile 2003 a Bruxelles il Consiglio Europeo approva l’adesione della Lituania all’Unione Europea.
Il 16 aprile 2003 ad Atene la Lituania firma il trattato di adesione all’Unione Europea, in vigore dal 1º maggio 2004.
L’11 settembre 2003 in un referendum popolare il 69% dei lituani approva il trattato di adesione.
Il 16 marzo 2006 la Lituania richiede che sia esaminata la sua subordinazione ai criteri di convergenza.
Il 16 maggio 2006 la Banca centrale europea e la Commissione europea[6] pubblicano le loro relazioni sul rispetto dei criteri di convergenza da parte della Lituania, nelle quali osservano che la Lituania rispetta tutti i criteri di convergenza escluso quello che riguarda la stabilità dei prezzi.
Il 21 dicembre 2007 la Lituania entra nello spazio Schengen.

Fonte: Wikipedia

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